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Il Forex si misura in pips

Nel mercato del forex i pips misurano le variazioni di prezzo di una qualsiasi valuta. Il termine anglosassone “pip” — acronimo di “point in percentage” — corrisponde all’italiano “punti base”, ma al di là dei termini utilizzati ciò che è importante sapere è che attraverso il numero dei pips (guadagnati o persi) si misura anche il successo di un dato investimento.

Il numero di pips, in altre parole, è la differenza in termini assoluti tra il prezzo di apertura e di chiusura di una posizione e, tradotto in moneta, coincide con il profitto o la perdita del trader.

Quotazioni forex: tutta questione di pips 
Considerando per esempio la quotazione dell’euro rispetto al dollaro americano (simbolo: EUR/USD), laddove il relativo prezzo salisse da 1.0990 a 1.1000 si potrebbe dire che il cambio euro/dollaro è aumentato di 10 pips. Analogamente, se la quotazione del dollaro rispetto allo yen giapponese (simbolo USD/JPY) scendesse da 123.46 a 123.01 significherebbe che il prezzo si è ridotto di 45 pips.

In realtà, sulle piattaforme online che permettono al trader di comprare o vendere titoli seguendo l’andamento dei prezzi istante per istante — si tratta di un software messo a disposizione dai broker con i grafici dei titoli finanziari, gli strumenti dell’analisi tecnica e l’importo del proprio conto online — ogni quotazione contiene un’ulteriore cifra finale che rappresenta la frazione decimale del pip e che in gergo tecnico si chiama tick.

Come si traducono i pips in profitti o perdite
Nel forex si possono negoziare ordini nella misura di 1 lotto standard pari a 100.000 dollari (se il conto di riferimento è in dollari); 1 mini lotto del valore nominale di 10.000 dollari e 1 micro lotto di 1.000 dollari. Il singolo pip è la centesima parte dell’1% del valore nominale di un lotto: sembra uno scioglilingua ma, in altri termini, significa che ogni variazione di 100 pips corrisponde a un profitto o a una perdita dell’1% del lotto negoziato.

misura-valuteL’importanza dei pips risiede nel fatto che riflettono — in positivo o in negativo — il risultato di una posizione aperta a prescindere dal capitale che si è investito. Se per esempio l’investitore A chiudesse una posizione su EUR/USD con un risultato di +20 pips mentre l’investitore B, sulla stessa valuta, registrasse +10 pips, vorrebbe dire che la prima operazione è stata oggettivamente più vantaggiosa rispetto alla seconda.

Allo stesso tempo però non vuol dire automaticamente che l’investitore A avrà un profitto doppio rispetto all’investitore B: in termini monetari, infatti, il valore del singolo pip equivale allo 0,0001 dal capitale investito. Quindi, se A ha investito nell’operazione 1 micro lotto il suo profitto sarà pari a 2 dollari (1.000 x 0.0020). Analogamente, l’investitore B su un lotto più grande di 100.000 dollari avrà un profitto di 100 dollari (100.000 x 0,0010).

I pips e la leva finanziaria
Il calcolo dei profitti o delle eventuali perdite, tuttavia, deve tenere conto anche della leva finanziaria, una delle più importanti opzioni rese disponibili dai broker online. La leva — “leverage” per dirla all’anglosassone — è un moltiplicatore di capitali investiti: se un trader opera con una leva finanziaria di 1:100 (uno a cento) significa che ha un margine di negoziazione pari a cento volte il valore effettivamente investito.

Sicché anche il valore dei pips andranno rapportati al suo capitale nominale di riferimento che sarà cento volte quello impegnato. Roba da far venire le vertigini visto che in queste condizioni anche i profitti o le perdite dovranno essere moltiplicate per cento.

Per approfondire ulteriormente il settore del trading, consigliamo l’altro nostro articolo dedicato a FXGM.